Pro Loco di Tortoli-Arbatax



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Il paese



Tortolì (così anche in sardo) è un comune italiano di 11.129 abitanti, capoluogo, insieme a Lanusei, della provincia dell'Ogliastra (di cui è la città più grande per numero di abitanti) in Sardegna. È famoso per le sue splendide spiagge dalle acque cristalline, infatti grazie alla limpidezza delle sue coste, Tortolì è stato il comune ad aver preso più bandiere blu in Sardegna.

La cittadina è situata nella costa centro-orientale della Sardegna e il suo porto, situato ad Arbatax, e l'aeroporto (Tortolì-Arbatax) ne permettono il collegamento con la penisola italiana e il resto dell'Europa. Confina a nord con Girasole e Lotzorai, a ovest con Villagrande Strisaili, Elini e Ilbono, a sud con Bari Sardo.

Il territorio si estende per circa 40 km quadrati di pianura fertilissima, creata dai depositi alluvionali del rio Foddeddu e del rio Sa Teula che terminano il loro corso, rispettivamente, il primo negli stagno di Orrì e il secondo nel grande stagno di Tortolì.

Le colline che delimitano ad ovest il territorio comunale sono già nei confini del comune di Villagrande, di Arzana, di Elini e di Ilbono: appartengono a Tortolì solo la collina di monte Attu ed un piccolo appezzamento sulla montagna fronte all'Istituto agrario denominato "Is Terras de Sa Idda".

Una particolarità geologica è costituita dalla presenza di una cresta di porfido rosso che dal promontorio di capo Bellavista corre parallelo alla costa tortoliese per terminare in mare nella spiaggia di Cea: è lo stesso filone che ha creato gli scogli rossi di Arbatax.

Le tracce dei primi insediamenti risalgono al neolitico, dal 6000 al 2900 a.C. Il culto pagano dei popoli prenuragici è segnalato dalla presenza di vestigia megalitiche quali i menhir e le domus de janas. Nell'area di Tortolì, e più in generale nel territorio circostante, la presenza di oltre 200 monumenti di età nuragica (nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri) documentano il fiorire di importanti insediamenti agevolati dalla ricchezza del territorio, dall'abbondanza di risorse idriche ed alimentari.

L'arrivo dei navigatori fenici nel VII secolo a.C. e successivamente dei punici determina la nascita dell'insediamento dell'antica Sulci Tirrenica. La posizione della città lungo la rotta dall'Africa alle foci del Rodano, la pianura circostante ricca di risorse agricole e di acqua, l'orografia della costa orientale che colloca il porto di Sulci subito prima o subito dopo i terribili Montes Insani lungo la rotta marittima di levante, sanciscono l'importanza del sito e ne fanno un punto fermo per i navigatori antichi e fino al medioevo. Tracce dell'insediamento punico sono state rinvenute nello stagno di Tortolì nel 1988 durante i lavori di dragaggio della laguna, con la scoperta di grandi blocchi in pietra squadrata appartenenti presumibilmente alle fondazioni dell'antico porto. Il medievale castello di Medusa, nella vicina Lotzorai, sembra sia stato edificato sulle fondazioni di una preesistente fortezza punica. Il poeta romano Claudiano nel IV secolo d.C. parlando della città di Sulci ne ricorda le origini puniche: "pars adit antiqua ductos Carthagine Sulcos"

L'arrivo dei romani è datato alla metà del III secolo a.C., al tempo della prima guerra punica. Nel primo secolo dell'impero Plinio certifica che in Sardegna esistevano 18 oppida, cioè città aventi diritti di res pubblica; a tal proposito Ettore Pais approfondisce la ricerca enumerandole tutte ed individuando l'oppidum di Sulci sulla costa orientale - oltre alla più nota Sulki nell'isola di Sant'Antioco - ed anche il grande geografo Tolomeo ne individua la posizione in un punto della costa orientale equidistante fra la foce del Cedrino e quella del Flumendosa. Dalle fonti antiche apprendiamo inoltre che i popoli dimoranti nei dintorni di Sulci erano i Sulcitani, i Bulgares e i Fifenses Durante la seconda guerra punica una flotta di 50 nuove quinquereme al comando del console Claudio Tiberio Nerone, in viaggio verso l'Africa per congiungersi all'esercito di Scipione l'Africano, viene quasi completamente distrutta al largo dei Montes Insani, corrispondenti al tratto di mare fra capo Comino e capo Montesanto: "ibi superantem Insanos montes multo et saevior et infestioribus locis tempestas adortas disiecit classem". Nerone riuscì comunque a condurle a Caralis e da lì alla fine dell'anno consolare le riportò a Roma.

In epoca tardo imperiale, nel 397 una spedizione inviata da Stilicone contro il comes Africae Gildone che aveva bloccato le forniture di grano fra l'Africa, la Sardegna e la Capitale, parte da Pisa e discende la consueta rotta che tocca il porto di Olbia, Porto Sulpicio di Sulci, Caralis e la costa africana: all'altezza dei Monti Insani una terribile tempesta disperde le navi. Alcune trovano rifugio a Sulci, altre ad Olbia. Dopo la sosta necessaria alle riparazioni la spedizione raggiunge il porto di Caralis e da qui Cartagine dove, la primavera successiva Gildone viene sconfitto. Tuttavia è possibile che in questo caso la Sulci in questione fosse quella del sud-ovest della Sardegna. Tracce di insediamenti romani sono state rinvenute presso la chiesa di San Lussorio e nell'area a destra della SS 125 in direzione Girasole, adiacente all'ansa della laguna dove doveva essere l'antico porto punico e poi romano. Altre importanti vestigia sono rappresentate dagli innumerevoli ritrovamenti di relitti di navi romane e del loro carico nelle acque antistanti il golfo di Tortolì-Arbatax.

L'invasione dei vandali dal nord Africa si estese anche sulla Sardegna e pose fine alla dominazione romana nell'anno 455.

Nel 534 l'imperatore Giustiniano sconfisse i Vandali e riconquistò la Sardegna che venne amministrata da un delegato bizantino, tuttavia l'espansionismo arabo nel Mediterraneo determinò via via una sempre maggiore autonomia da Bisanzio fino alla costituzione dei Giudicati.

È possibile (anche se estremamente improbabile, vista l'assenza di qualsiasi forma di documentazioni) che un insediamento arabo fosse presente in Sardegna nell'VIII secolo e forse fin dall'inizio dell'espansionismo arabo nel Mediterraneo. Secondo una contestata teoria il toponimo "Arbatax" sarebbe di derivazione araba, precisamente dalla parola "arbaʿat ʿashara", che significa "quattordici".

Oltre ai quattro Giudicati maggiori di Cagliari, Torres, Gallura e Arborea, fra il X e l'XI secolo esisteva anche il piccolo Giudicato di Agugliastra con capitale Tortolì. Tutti gli atti documentali fino ad ora pervenuti individuano il territorio ogliastrino come "Judicato de Ollaste o Agugliastra" a differenza delle altre parti del territorio sardo che vengono appellate "Curatorias o Mandamenti " così negli annali storici delle Repubbliche di Genova e di Pisa, che ne esercitò la Signoria tramite la potente famiglia dei Sismondi, In quel periodo le due Repubbliche marinare erano impegnate, assieme ai Giudici sardi a contrastare l'espansione araba nel Tirreno.

Nel anno 1579 il "Libro de todas las Gracias" registra che, anticamente, le riunioni della Corona de Logu del Giudicato Agugliastra si tenessero nella chiesa di San Antonio Abate a Tortolì, vicino all'attuale stazione ferroviaria. Intorno al 1080 il piccolo Rennu ogliastrino venne assorbito dal Giudicato di Cagliari ed in quel regno seguì poi le vicende dell'espansione pisana nella parte centro meridionale dell'isola e le alterne vicende della competizione fra Genova e Pisa per il controllo della Sardegna: il Giudicato di Agugliastra fu interessato alle vicende belliche nel mese di marzo del 1166, quando una formazione di 9 galee genovesi al comando del console Oberto Recalcato venne attaccata e respinta da una flotta pisana composta da ben 17 galee nelle acque del golfo di Arbatax. Le vicende intrecciate del Giudicato di Cagliari e delle due Repubbliche marinare portarono alla fine del Giudicato di Cagliari con la distruzione di Santa Igia e con spartizione in tre parti del territorio giudicale: il Giudicato di Agugliastra venne ceduta nel 1287 al Giudice di Gallura, il pisano Giovanni Visconti. Dopo la battaglia della Meloria con la grave sconfitta di Pisa il territorio del Giudicato di Agugliastra dal 1258 al 1308 cadde sotto il controllo dei Genovesi, fortemente interessati ad istituire un fondaco commerciale nel porto di Arbatax, di quel periodo rimane traccia nella toponomastica di Cala dei Genovesi attribuita alla parte più antica del porto di Arbatax.

Il Comune di Pisa riprese il controllo del territorio esercitando una gravissima pressione fiscale sulle popolazioni tale da determinarne lo schieramento di queste ultime con l'esercito aragonese di Francesco Carroz sbarcato sulle coste ogliastrine per conquistare il porto di Tortolì ed il castello di Medusa a Lotzorai che venne consegnato, senza colpo ferire, all'ammiraglio di Valencia. A seguito delle successive vicende belliche ed alla capitolazione di Villa di Chiesa l'attuale città di Iglesias, il 10 maggio 1324 il Giudicato di Ogliastra fu assegnato alla contea di Quirra. Il feudo venne completato il 20 febbraio 1325, con l'atto di infeudazione delle ville di Tortolì e Lotzorai a Francesco Carroz concesso da Giacomo II di Aragona. I cento anni successivi videro le alterne vicende della guerra fra i giudici di Arborea e gli Aragonesi, fino alla definitiva conquista della Sardegna il 17 agosto 1420. Un ruolo determinante nelle vicende militari, ebbero le popolazioni ogliastrine schierate con gli Aragonesi che ottennero in cambio della loro fedeltà, importanti concessioni nei capitoli di grazia del feudo e particolari esenzioni fiscali. È interessante notare che ancora intorno al 1550 l'istituzione giudicale di Agugliastra è presente nell'ordinamento amministrativo della Sardegna catalano-aragonese dove nei documenti di araldica nobiliare viene citato, col titolo di Capitano del Giudicato di Ogliastra il nobile tortoliese Antonio Puliga, così pure il figlio Don Biagio Puliga e Don Sebastiano Quigino tutti appartenenti alla nobile casata tortoliese dei Conti Quigini-Puliga.

La dominazione spagnola durò fino al XVIII secolo. Dopo una brevissima dominazione austriaca la Sardegna fu assegnata ai Savoia, che presero possesso del Regno di Sardegna, confluito poi nel Regno d'Italia. Nel periodo dal 1835 al 1838 il re Carlo Alberto promulgò le leggi finalizzate all'abolizione dei feudi: 180 comunità, fra cui Tortolì diventarono liberi Comuni.







 

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